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Il piede diabetico

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Per chi ha il diabete, il piede è una parte del corpo esposta a diversi rischi, da prevenire con la cura, l’igiene e i controlli periodici

Il termine "piede diabetico" indica la complicanza del diabete in cui siano presenti alterazioni e lesioni, più o meno profonde, dei tessuti del piede. Nelle forme più gravi può portare all’amputazione dell’arto: il diabete è la principale causa di amputazione non traumatica nei Paesi occidentali.

Se è vero che la probabilità di un diabetico di incorrere in una lesione al piede, nell’arco della propria vita, è pari al 15%, è anche dimostrato che, con adeguati controlli e, soprattutto, con una corretta igiene e un’attenta cura, la maggior parte delle lesioni ai piedi possono essere prevenute. Questa complicanza sembra essere più frequente nei soggetti di sesso maschile, con maggior durata della malattia, scarso compenso metabolico e con un livello socio-economico inferiore.

Il piede è da ritenersi un "punto debole" perché, oltre ad essere continuamente sottoposto a sollecitazioni traumatiche per la sua collocazione e funzione, è soggetto alla presenza e all’azione di due tra le principali alterazioni conseguenti al diabete:

  • La sofferenza vascolare: il ridotto apporto di sangue (arteriopatia periferica), con conseguente minor apporto di ossigeno (ischemia), rende i tessuti più fragili, più soggetti alle infezioni e con maggiore difficoltà a guarire delle ferite. Questa condizione può avere gradi diversi: non dare sintomi oppure dare disturbi quali estremità fredde o dolore ai polpacci durante il cammino. Tanto più grave è l’ischemia, tanto più breve sarà il tragitto che si riesce a percorrere prima che compaia il dolore.
  • La sofferenza neuropatica: con la neuropatia vengono danneggiati i nervi periferici, cioè quei "cordoni" che trasportano un’informazione dalla periferia al cervello (se avvicino un dito ad una fiamma sento caldo e dolore) e un comando dal cervello ai muscoli (sposto la mano, per allontanarla dalla fonte di calore) ed agli organi interni (sistema nervoso vegetativo).

La neuropatia, che interessa circa il 20-40% dei diabetici e che aumenta con la durata della malattia e in presenza di uno scarso compenso metabolico, determina una riduzione della sensibilità (non si avverte il dolore!) e predispone anche a ripetute lesioni e traumi al piede per alterazioni dell’appoggio plantare, con formazione di ipercheratosi(ispessimento calloso della cute). Inoltre, la cute secca ed edematosa, con ristagno di liquidi, è più soggetta a rompersi. Anche le deformità del piede, dovute sia alla neuropatia sia ad altre cause, sono un importante fattore di rischio per la comparsa di ulcere.

Le lesioni al piede sono evitabili, anche nelle persone che presentano fattori di rischio, con la prevenzione che richiede una corretta educazione su come:

  • svolgere una corretta igiene e cura quotidiana del piede
  • scegliere corrette calze e calzature
  • individuare precocemente e curare correttamente le piccole lesioni
  • evitare i comportamenti a rischio

È molto importante che le persone con diabete vengano periodicamente visitate per uno screening che identifichi alterazioni anche minime: questo permetterà di identificare le situazioni a rischio e di impostare un adeguato protocollo di prevenzione. La correzione di anomalie di distribuzione del peso corporeo (che porta all’ipercheratosi e quindi al rischio di ulcera) è possibile riducendo la pressione plantare. Diverse misure si sono dimostrate efficaci nel ridurre le callosità, in particolare l’utilizzo di solette e scarpe adatte e la rimozione del callo. In Italia è prevista la prescrizione gratuita di un paio di scarpe protettive ogni 12 mesi e di un plantare su misura ogni 6 mesi per tutti gli individui con una invalidità civile riconosciuta di almeno il 34 per cento.

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