Esistono vari metodi per calcolare la quantità di carboidrati assunti al pasto. Più preciso è il conteggio dei carboidrati, più mirata sarà la dose di insulina da praticare per il loro smaltimento
I carboidrati presenti nell’alimentazione costituiscono il principale fattore nel determinare il fabbisogno insulinico dei pasti: saper gestire l’insulina dei pasti per ottenere un buon controllo della glicemia post prandiale (a due ore dal pasto) vuole dire praticare la quantità di insulina rapida (analoghi ad azione rapida, quindi lyspro, aspart, glulisina) che serve per “smaltire” la quota di carboidrati assunti durante il pasto.
Come si può ottenere un buon equilibrio tra le esigenze della vita quotidiana e la necessità di mantenere sotto controllo la glicemia dopo il pasto?
Il problema sta nel rapporto tra l’insulina e la quantità degli zuccheri: esistono diversi modi per gestire quest’aspetto fondamentale della terapia. Questi metodi variano per semplicità ed accuratezza. In generale, più semplice è il metodo, meno preciso è il risultato. La tecnica specifica scelta deve tener conto delle esigenze e delle motivazioni della singola persona.
La soluzione più semplice, e per tanto tempo suggerita a tutti i pazienti in terapia insulinica, è quella di assumere delle quantità “costanti” di carboidrati ai diversi pasti: per queste quote fisse si determina la quantità di insulina necessaria e ogni giorno viene praticata la stessa dose di insulina rapida per la stessa quantità di carboidrati. Questo sistema è il cosiddetto sistema degli scambi che è relativamente semplice (i diversi alimenti vengono scambiati tra di loro in termini di contenuto equivalente di carboidrati) ma non troppo flessibile.
Molto spesso le esigenze quotidiane portano a far si che i pazienti aumentino o diminuiscano la dose di insulina aumentando o diminuendo a “occhio” la quantità di cibo. Ad esempio una persona che deve mangiare fuori casa un pasto veloce, per assumere la quota equivalente di un pasto normale che fa a casa con pastasciutta e pane, dovrebbe mangiare 5-6 toast…
È possibile, tuttavia, conoscere l’esatta quantità dei carboidrati contenuta nei diversi cibi utilizzando sia le tabelle alimentari sia le etichette nutrizionali. Sommando il valore dei grammi dei carboidrati per tutti i cibi assunti, al fine di ottenere i carboidrati totali del pasto, si realizza il cosiddetto calcolo dei carboidrati. Questa tecnica richiede un addestramento più lungo ma è il metodo più accurato e che meglio si può adattare alle variazioni dei pasti.
Una volta che si è in grado di stimare la quantità di carboidrati di un pasto bisogna conoscere la quantità di insulina necessaria: occorre sapere quanti grammi di carboidrati vengono smaltiti da una unità d’insulina. Per ogni persona con diabete in terapia insulinica è possibile identificare un rapporto ben preciso tra grammi di carboidrati assunti ed unità d’insulina necessarie. In base a questo rapporto può essere determinata, in modo accurato, la quantità d’insulina necessaria ad ogni pasto. Il rapporto insulina-carboidrati può essere calcolato in diversi modi; va ricordato che esso non è costante e, se vengono modificate le abitudini alimentari, l’attività fisica e/o il peso corporeo, deve essere ricalcolato.
Il conteggio dei carboidrati si è rivelato essere la modalità di gestione dell’alimentazione dei pazienti in terapia insulinica che meglio si adatta alla realtà dei bisogni e dei gusti dei pazienti: se ben utilizzato, comporta un miglioramento della qualità della vita.