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Retinopatia diabetica: diagnosi e trattamento

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Per chi ha il diabete, è necessario sottoporsi a tutti controlli che l’oculista riterrà opportuni, soprattutto in condizioni particolari come la gravidanza

Il danno alla retina può non dare alcuna alterazione della vista o altri disturbi fino a stadi molto evoluti. Per questo motivo è di assoluta importanza che qualsiasi persona con diabete, di qualunque tipo, durata e livello di controllo glicemico, esegua:

  • un controllo oculistico alla diagnosi del diabete di tipo 2 oppure,
  • in caso di diabete di tipo 1, un controllo oculistico entro tre anni.

In base alla presenza o meno di un danno iniziale, alla durata del diabete, allo stato della  retina ed ad altre variabili individuali, l’oculista definirà poi la frequenza e il tipo di controlli successivi.

La gravidanza può determinare un peggioramento della retinopatia, perciò le donne diabetiche in gravidanza dovrebbero essere sottoposte ad un esame oculistico completo all’inizio della gravidanza e poi ogni tre mesi, fino al parto e nel primo anno dopo il parto. In presenza di retinopatia, di qualsiasi gravità, tali controlli potranno essere ancora più stretti, secondo il giudizio dell’oculista.

Come ci si accorge della presenza di una retinopatia?
Lo screening della retinopatia diabetica si esegue con l’esame oftalmoscopico (l’esame del fondo oculare) con pupille dilatate per permettere una completa visione della retina (sia della zona centrale della macula sia delle regioni periferiche). L’esame oftalmoscopico permette di fare la diagnosi del danno retinico; sarà necessario ricorrere ad esami più invasivi (con mezzo di contrasto) quando:

  • nei casi in cui vi siano dubbi di interpretazione del quadro retinico
  • per l’esatta definizione delle zone ischemiche
  • si debba decidere come intervenire

Nella fluorangiografia si inietta un colorante, la fluorescina, nella vena del braccio e subito dopo si fa una serie di fotografie della retina che servono per evidenziare il danno ai vasi della retina stessa. 

Si può trattare la retinopatia diabetica? E come?
Il trattamento della retinopatia diabetica si effettua con la laser terapia che, se effettuata prima che il danno sia troppo evoluto, è in grado di far mantenere una acuità visiva “utile” in oltre il 90% dei casi. Nelle sedute di laser terapia, il raggio viene indirizzato sui singoli punti dei vasi che sono più danneggiati per cicatrizzarli ed impedire la fuoriuscita del liquido dai vasi stessi. Lo scopo del trattamento è quello di bloccare la progressione del danno ma non permette il recupero dei danni già esistenti.
La vitrectomia è un intervento chirurgico che serve per rimuovere il vitreo, uno dei sistemi diottrici dell’occhio, normalmente trasparente, così da permettere il passaggio della luce. Quando si sono verificate delle emorragie, che hanno causato la perdita di trasparenza del vitreo, oppure delle aderenze, che creano una trazione sulla retina, si ricorre alla rimozione del vitreo.

L’esecuzione dei controlli periodici è di assoluta importanza per le persone affette da diabete. Il trattamento può fermare o rallentare l’evoluzione della retinopatia ma i danni presenti sono a volte già irreversibili: è quindi essenziale che la diagnosi di un eventuale danno venga fatta il più precocemente possibile.
È sempre bene ricordare che la prevenzione è la terapia più efficace: ottimizzare il compenso glicemico (HbA1c inferiore a 7%)  e avere un controllo pressorio ottimale (valori inferiori a 120/80mmHg) riduce il rischio e la progressione della retinopatia.

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