Per chi ha il diabete, "conquistare" la patente comporta qualche fatica, qualche spesa e qualche perdita di tempo in più, non sempre giustificate…
Una persona con diabete mellito insulino-dipendente in buon controllo glicemico, che non presenta complicanze, seguito regolarmente dal diabetologo, capace di avvertire e interpretare correttamente i segni premonitori dell´ipoglicemia e istruito sulle contromisure da adottare, non ha problemi per il rilascio della patente (categorie A, B, B+E e sottocategorie Al e B1).
Per ottenerla, o rinnovarla, deve presentarsi per una visita medica alla Commissione Medica Locale, se si tratta di patente di categoria superiore C, D, E e sottogruppi (secondo legge 422/99). Secondo alcune interpretazioni delle modifiche apportate al nuovo Codice della Strada (22 marzo 2001, n. 85) lo stesso varrebbe per le patenti A, B, B+E e sottogruppi. La CML è formata da un Presidente, nominato con decreto del Ministro dei Trasporti di concerto con il Ministero della Salute e designato dal Direttore dell´Azienda Sanitaria Locale presso la quale opera la Commissione, e da due componenti effettivi, a questi si aggiunge un componente specialista in diabetologia. L´interessato che ne faccia richiesta può essere assistito, a sue spese, da un medico di fiducia.
Questo è ciò che dice la legge. Di fatto ogni Asl interpreta a modo suo, con grande confusione dell’utente. A volte vengono fornite informazioni imprecise (specie nel caso delle patenti A, B, B+E e sottogruppi, non c’è chiarezza su quale sia la struttura competente per la visita medica) oppure capita di scoprire che l’Asl in questione non ha nominato i medici specialistici previsti dalla nuova normativa (legge 422/99). La soluzione migliore è raccogliere tutte le informazioni nei luoghi deputati, per capire quale sia la prassi consolidata presso quelle specifiche strutture sanitarie.
Il medico specialista e la Comissione possono determinare, oltre al rinnovo o meno, la concessione della patente per periodi inferiori a quello massimo (tre, quattro o anche un solo anno), in base ad una previsione sul rischio di un’evoluzione peggiorativa della malattia, della comparsa di complicanze, ecc. Il diabetico, alla scadenza del termine, dovrà ripetere tutta la trafila.
Va considerata la grande responsabilità di questi medici che devono autorizzare la circolazione di soggetti potenzialmente a rischio. Il diabete è una malattia complessa e, a volte, subdola. Può progredire lentamente e poi mostrare picchi improvvisi, può rispondere imprevedibilmente nonostante il buon controllo metabolico e l’impegno reale del paziente nella cura. Guidare una vettura e avere una crisi ipoglicemica significa mettere a rischio la propria vita e quella degli altri. Altre eventualità sono la perdita progressiva dell’abilità alla guida dovuta a complicanze come la retinopatia (ridotta visione) e la neuropatia (minor sensibilità agli arti inferiori). Non a caso il mondo medico concorda nel chiedere accertamenti diversi e specifici.
Dall’altra parte ci sono persone costrette a maratone burocratiche estenuanti, dispendiose e spesso poco comprensibili. Alcune indagini recenti, infatti, hanno dimostrato che soggetti diabetici, educati a riconoscere tempestivamente i segnali che preannunciano un’ipoglicemia, sono stati coinvolti in incidenti automobilistici in una percentuale che è pari, se non inferiore, a quella riscontrata in campioni analoghi, non diabetici.